ULTRA ESPERIENZA : LA 24 ORE DI POMPOSA BY VENTU

Ciao mi chiamo Simone e lo scorso week end ho preso parte ad una gara endurance di Karting, la 24 ore di Pomposa. Visto lo stress fisico, prima di partire ho chiesto qualche dritta ai ragazzi di Move your Body sul come gestire l’alimentazione e il riposo. Ma lasciate che vi racconti un po’.

La gara prevedeva 20 kart con equipaggi da circa 10 piloti ciascuno ed un minimo di soste ai box. Facendo un po’ di conti abbiamo fissato i turni a circa 30-40 minuti di guida a pilota ogni 4 ore e mezza. Questo vuol dire che in quelle quattro ore e mezza dovevi riuscire a farti scendere l’adrenalina del turno appena finito, alimentarti e reidratarti, possibilmente dormire (cosa molto difficile con il rumore dei Kart di sottofondo) e tornare a pieno regime e concentrato. Prima di partire avevo mangiato carboidrati e bevuto molto. La gara è partita in condizioni climatiche davvero avverse, pista bagnata e pioggia. L’organizzazione inoltre non prevedeva gomme da bagnato. In queste condizioni le difficoltà erano diverse. Lo stile di guida è diametralmente opposto a quello da asciutto, necessità di molta più concentrazione ed il cervello deve essere molto sensibile a tutti gli stimoli ricevuti dal corpo. Quando si guida infatti non è solo la vista a lavorare, ma tutto il corpo percepisce i segnali che il Kart manda sulla direzione in cui procede, gli sbandamenti e le asperità della pista. Tutto questo avviene mente stai procedendo ad una velocità abbastanza sostenuta e mani e piedi devono lavorare chirurgicamente per evitare strappi al volante o sui pedali che potrebbero compromettere in maniera irreversibile la traiettoria del mezzo. A questo va aggiunta la poca visibilità di notte, la visiera del casco che si appannava se chiusa e l’acqua che entrava nel casco se invece la sollevavi! Insomma la cosa più bella che potevi vedere era il team manager che mostrava il cartello BOX BOX BOX dal muretto! Appena sceso dal kart correvo a bere sali minerali per reintegrare i liquidi persi e un paio di barrette energetiche con carboidrati e proteine. Ho scelto le barrette invece di un pasto completo perché il mio secondo turno sarebbe stato da li a poco e dovevo provare a dormire senza appesantirmi. Mi lavo e mi cambio, salgo sul camper per dormire e aspetto il mio turno. Con due ore di anticipo mi squilla il telefono, dai box chiamano: “ Simone i turni sono saltati! Riesci ad essere qui in 10 minuti?!”… Ok, ho avuto sicuramente risvegli più soft. Mi cambio al volo nel buio, metto la tuta, guanti, casco. C’è tutto. Corro ai box e salto sul kart per il mio secondo turno. Di nuovo l’acqua era il problema principale. Sbandare era molto facile e i piloti più esperti riuscivano a sfilarmi con una facilità allarmante. In una maniera o nell’altra riesco a portare il kart avanti per i miei 40 minuti, le braccia e le mani iniziavano a farsi sentire. Lo sterzo è molto duro e per mantenere il controllo la presa deve essere salda. Contate di tenere in mano un manubrio da 10 kg per mano e agitarli per 40 minuti su e giù senza mai lasciarli o riposare. Quando smonti fai fatica ad aprire la cerniera della tuta o sollevare le mani sopra la testa per togliere il casco. E questo era solo il secondo round. Al terzo mi sveglia il pilota che ha smontato da poco il turno: “Simone ha smesso di piovere, la pista sta cominciando ad asciugare!” Fantastico! Salgo sul kart e inizio a sondare il terreno, le traiettorie non sono ancora quelle da asciutto ma l’aderenza è nettamente migliorata. Posso iniziare a staccare un po’ più forte ed entrare in curva ancora veloce. I tempi iniziano ad abbassarsi. Sul volante avevamo uno strumento che indicava dati sulla salute del motore, marce e i tempi. Vedo che ad ogni giro riesco a tirare via almeno un secondo! Tutto da segnali positivi. Ad un certo punto però sulla visiera inizio a vedere delle goccioline ma dò la colpa al kart che mi sta davanti. Penso che sia lui a tirare su un po’ d’acqua dalla pista. Invece era una pioggia sottile. Non mi rendo conto che la pista si sta bagnando. Passa solamente un giro, arrivo a cannone ad una curva dove potevi frenare totalmente dentro. Non faccio in tempo a sfiorare il freno che sono già contro le gomme di protezione! Una bella botta. Il bordo del sedile si è infilato proprio sotto il paracostole e ho sentito tutto l’urto sul fianco. Cose che capitano. Riaccendo il motore e ritorno in pista. La stanchezza alle braccia è sempre maggiore e anche l’umore dopo l’uscita ha contribuito al calo di concentrazione. Torno ai box e chiedo il cambio con qualche minuto di anticipo. Anche qui la prima necessità dal punto di vista atletico è sempre stata quella di bere bere e poi ancora bere. Non era mai abbastanza. Questo volta però sono andato al ristorante del circuito e ho mangiato una cena completa: cotoletta di pollo, patatine e pane. Tutto ok salvo forse le patatine che mi hanno messo ancora più sete, ma avevo bisogno di un conforto morale. Cibo vero diciamo. All’alba la pista era totalmente asciutta. Non pioveva più e qualche raggio di sole faceva capolino. I tempi sul giro si sono abbassati di circa 30-40 secondi da quando pioveva! Ora il gioco era cercare di fare il miglior tempo. Staccate al limite e curve in piena. Per il fisico voleva dire però maggiore sforzo. Più velocità uguale forze maggiori per braccia e collo, stimoli più rapidi e concentrazione maggiore. Sui kart inoltre cambia molto la stabilità se in curva si sposta il proprio peso verso l’esterno del sedile. Tradotto vuol dire che se devi curvare a sinistra, spalle e testa devono spostarsi sul lato opposto, per dare peso alle ruote esterne e avere maggiore grip. Per le forze in gioco è davvero stressante per collo e spalle perché naturalmente verrebbe da fare l’opposto per facilitarsi nel girare il volante. Al termine delle 24 ore avevamo i cerotti sui palmi delle mani perché nonostante i guanti l’attrito era così forte che si era abrasa la pelle! Un’esperienza davvero unica che ci ha portato a sondare dei limiti di stress psicofisico e di adattabilità che non avevo mai provato prima. Per questo riuscire a concludere è stata una vittoria in sé. Un grazie va anche a Move your Body per le dritte pre gara. Un saluto e alla prossima!

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